9ª Tappa – da Portugalete a Castro Urdiales


KM TAPPA: 10 DISLIVELLO: SALITA m … DISCESA m …

Questo post era pronto ancora ieri sera. In orario come tutti questi giorni, ma qualcosa è andato storto. Credo di essermi addormentato (oddio quello è certo) e di aver premuto qualcosa che non dovevo, e come per magia si è cancellato tutto. Maledetta tecnologia. Va beh facciamo un passo indietro.

Ieri mattina sfruttiamo per pochi chilometri il taxi, attraversare la città è la zona industriale non ci sembrava il caso. Ci facciamo lasciare nella prima spiaggetta di La Arena, ritorniamo a vedere l’oceano. Iniziamo a percorrere una passerella lungo tutto la costa rocciosa, anche se piove ed il cielo non è limpido, la natura di ragala uno spettacolo unico. Mi tappo le orecchie, fingo di non sentire il fastidio prima, il dolorino dopo, delle vesciche sui piedi. Resisto e continuo a camminare. Si inizia così a cambiare la camminata. Non va bene. Mi fermo, cambio di abiti per la pioggia, mi riposo un attimo e riparto. Nulla da fare i piedi si fanno sentire sempre di più. Non mi rimane che chiamare nuovamente un taxi e farmi portare a Castro Urdiales, cittadina metà della tappa odierna. Il tassista, molto gentile ha fatto salire il lercio Alex su di una coperta sul sedile e una volta arrivati mi dice quando posso trovare il medico per fargli vedere i piedi. Oggi e domani si alloggia alla Pension La Marina, una graziosa pensione ricavata in un vecchio, ma ben curato, stabile del centro città esattamente di fronte al porto, con vista sul faro e la vecchia chiesa. Sarà lo stile, saranno i colori, ma ricorda un pochino lo stile greco (solo nel pomeriggio, andando a fare il timbro all’albergue comunale dei pellegrini ho scoperto che li puoi dormire in tenda e se non l’hai te la danno loro).Entrato in stanza, ancora con lo zaino in spalle, mi tolgo immediatamente scarpe, calze e cerotti. Oh miseria che sollievo. Appoggio lo zaino a terra, mi sdraio e non posso che iniziare a pensare. Sono dispiaciuto, non voglio fermarmi e tornare indietro. Ci eravamo prefissati un piccolo traguardo, 17 tappe (metà cammino di Santiago) ma siamo un pochino indietro. Questa è un’avventura, la voglio vivere bene e tornare con un bel ricordo. Non voglio trasformarla in una disavventura e creare al mio corpo un danno maggiore di quello che già ho ed avere di conseguenza dei problemi nel gestire Alex. Non sto facendo nessuna gara e nulla mi vieta, come tra l’altro avevo già previsto, di fare il cammino in due o più step. Chissà magari qualcun’altro con o senza cani vorrà aggregarsi a me, in fondo se sono riuscito io a fare 200 km con 17 kg sulle spalle, una persona con lo zaino giusto da 8/10 kg si farebbe una passeggiata. Questo cammino mi sta insegnando ad ascoltare il mio corpo, a ragionare e a comprendere quali sono i miei limiti giornalieri.

   

Categorie:Cammino del Nord

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