8ª Tappa – da Bilbao a Portugalete


KM TAPPA: …. DISLIVELLO: SALITA m … DISCESA m …

In passato ho portato, nel bene e nel male, il mio corpo al limite. Per rabbia, per sfogarmi, perché dovevo provare qualcosa a me stesso. Questa mattina sveglia, si mettono le ultime cose nello zaino, colazione e via. Sapevamo già che non avremmo trovato il sole, ma ormai oltre alle vesciche sotto i talloni, inizio a sentire un principio di branchie dietro le orecchie. Attraversare Bilbao non è stato semplice, pioveva troppo e non potevano girare con la guida in mano. La gente non sapeva e le famose frecce gialle non si facevano trovare. Io camminavo, le gambe andavano, ma la testa era scollegata. Quante volte vi hanno chiesto: “A cosa stai pensando…?” e voi: “mmmm nulla…”. “Impossibile, devi pensare a qualcosa!!!”. Ecco questa mattina fissavo Alex e basta. Nessun pensiero. Sentivo che c’era qualcosa che non andava, oltre alla pancia sottosopra, ma per quella esiste sempre un rimedio. Troviamo la via ed iniziamo a salire, le gambe vanno ma la testa no. Amo il rischio, amo le sfide ma questa volta ho deciso di fare un piccolo passo indietro. Non sono solo, ho Alex con me, che si sta dimostrando un cane favoloso anche in siruazioni critiche. Non posso e non voglio rischiare. Non voglio metterlo in pericolo. Oggi facciamo un passo indietro e ci giochiamo il jolly. Chiamo una pensioncina a Portugalete, Pension la Guia, la voce anziana mi dice che hanno camere e che accettano cani. Una prima sensazione di sollievo mi attraversa. Chiamiamo il taxi, anche loro accettano cani. Ok, andiamo. Nel breve viaggio di 10 minuti in macchina la testa stava per implodere, una marea di pensieri. “Se avessi continuato…? Se fossi stato male…? Come facevo con Alex…?” Non pensiamoci, ho fatto la scelta giusta per oggi. Arriviamo alla pensioncina e una coppia di anziani mi apre la porta, classica registrazione e mi mostrano la camera. Entro, mollo lo zaino a terra, mi sdraio a terra e Alex salta sul letto tra le mie gambe. Mi risveglio dopo qualche ora con un peso sullo stomaco, era il peloso sdraiato su di me a metà tra petto e pancia. Era parecchio tempo che non accadeva, scoppio in lacrime. Gioia, paura, dolore…? Non lo so. So che ho pianto e Alex ha iniziato a leccarmi il volto. Non saprei descrive le sensazioni ed emozioni di quell’attimo. Erano e resteranno troppo forti. Non ne sono abituato.

Un giro in montagna con il vostro cane, con il sole che splende sapendo che la sera tornerete a casa, è una bella esperienza. Questo cammino è il consolidamento di un legame. Non credevo di viverlo così a fondo, così intensamente. Non voglio criticare nessuna disciplina cinofila, ma solo in queste situazioni si crea l’intesa con il proprio amico. Si amico, perché è qualcosa di più di un cane. É difficile, in certi momenti, andare avanti e pensare, ma consiglio a tutti di provare. Mettevi in gioco, mettete in gioco la vostra mente sempre con la consapevolezza che non siete soli. Siamo a quota 198 km (la tappa di oggi in taxi ovviamente non è contata) sono tanti sia per me che per Alex, ma l’energia che ci mette ogni giorno, ecco, quella è la mia benzina. Per il cuore, la testa e le gambe. Oggi nessuna fotografia, è una tappa muta di paesaggi ma sono i sentimenti a parlare. Era da tempo che non piangevo e non mi vergogno. Sono partito con uno zaino di 17 kg, tanti. Tornerò con uno zaino ancora più pieno…di cosa lo deciderà il Cammino.

Dettaglio tappa al link:
https://www.komoot.de/tour/8819523

Categorie:Cammino del Nord

2 comments

  1. Nick, grazie per avere condiviso con noi i tuoi pensieri. Di momenti simili ne capitano, ricordo, in un occasione di aver gettato a terra i bastoncini ed avere imprecato, dandomi del gran coglione per almeno 15 minuti. E una delle lezioni del Cammino è anche questa, prendere coscienza e rinunciare, come pure accettare un aiuto che, normalmente avremmo rifiutato a causa del nostro orgoglio.
    Adesso i pellegrini si salutano tra loro con l’universale Buon Cammino, ma nei tempi passati, quando facevano testamento prima di partire, il saluto era “Ultreia” cioè “sempre più avanti”, a cui l’altro rispondeva “Y Suseya” e cioè sempre più in alto.
    E questo è il mio augurio per voi: Ultreya!

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